Dall’aggiornamento intermedio, aprile 2026, del rapporto Bes (Benessere economico sostenibile) si ricavano, fra gli altri, alcuni indicatori che forniscono utili informazioni sul livello di precarietà lavorativa.
L’indicatore “trasformazione da lavori instabili a lavori stabili” (1), al Centro e in Italia, vede un forte peggioramento fra il 2023 e il 2025: si passa rispettivamente dal 21,1% al 12,9% e dal 21,4% al 12,3%. In Umbria, tra il 2023 e il 2024, si registra un significativo incremento, dal 18,7% al 20,4%, mentre tra il 2024 e il 2025 una leggera diminuzione, dal 20,4% al 19,2%.
(1) Percentuale di occupati in lavori instabili al tempo t0 (dipendenti a termine + collaboratori) che a un anno di distanza svolgono un lavoro stabile (dipendenti a tempo indeterminato) sul totale degli occupati in lavori instabili al tempo t0.
Fonte: Istat, Bes 2026

Come conferma della progressiva precarizzazione del lavoro, nei tre ambiti territoriali, negli ultimi anni della serie storica 2018-2025, si assiste a un aumento della percentuale di occupati in lavori a termine da almeno 5 anni (2). Più specificamente, in Umbria, si passa dal 15,2% del 2022 al 19,1% del 2025, massimo della serie; in Italia dal 17% del 2022 al 21,3% del 2025, massimo. Al Centro l’incremento è anticipato al 2021, 16,7%, fino ad arrivare al 20% nel 2025, massimo.
(2) Percentuale di dipendenti a tempo determinato e collaboratori che hanno iniziato l’attuale lavoro da almeno 5 anni sul totale dei dipendenti a tempo determinato e collaboratori.
Fonte: Istat, Bes 2026
