Il rapporto OCSE Ripensare l’Attrattività della Regione Umbria, Italia propone una lettura strategica delle condizioni economiche, sociali e territoriali della regione, con l’obiettivo di individuare leve concrete per rafforzarne la capacità di attrarre investitori, talenti e visitatori in un contesto globale sempre più competitivo.

L’analisi evidenzia come l’Umbria, pur disponendo di un ricco capitale culturale e naturale e di elevati livelli di coesione sociale, sia oggi intrappolata in una doppia “trappola”: quella dello sviluppo economico e quella dei talenti. La crescita del prodotto e dell’occupazione risulta debole rispetto ai benchmark nazionali ed europei, mentre l’invecchiamento demografico e i bassi tassi di fertilità riducono la disponibilità di forza lavoro qualificata. A ciò si aggiungono bassi livelli di investimenti diretti esteri e una limitata dinamicità imprenditoriale.

Dal punto di vista economico, la regione mostra tuttavia elementi di solidità: un’economia diversificata, una produttività del lavoro in linea con la media europea e buoni risultati in termini di ricerca e brevetti. Il problema non è tanto la capacità produttiva, quanto la partecipazione al mercato del lavoro e la difficoltà nel trasformare conoscenza e innovazione in nuova imprenditorialità.

Sul piano turistico e culturale, l’Umbria dispone di un’infrastruttura sviluppata e di un patrimonio di valore internazionale – musei, teatri, siti UNESCO – ma con margini di sottoutilizzo, soprattutto in termini di attrazione di visitatori stranieri e tasso di occupazione delle strutture ricettive. Il potenziale culturale appare quindi una leva strategica ancora parzialmente inespressa.

La “bussola dell’attrattività” elaborata dall’OCSE analizza sei dimensioni chiave: attrattività economica, connettività, attrattività culturale e turistica, ambiente naturale, benessere dei residenti e resilienza del suolo e alloggi. L’Umbria si distingue nettamente per coesione sociale, soddisfazione per la vita e percezione di sicurezza, mentre evidenzia criticità nelle infrastrutture di trasporto, nella connettività ferroviaria e digitale e nell’esposizione a rischi climatici, in particolare alluvioni e desertificazione.

L’analisi a livello provinciale (Perugia e Terni) mette in luce complementarità significative: Perugia emerge per infrastruttura culturale e sistema universitario; Terni per maggiore accessibilità ferroviaria e dinamicità imprenditoriale in alcuni settori. Una strategia integrata potrebbe valorizzare tali differenze, rafforzando l’attrattività complessiva della regione.

Infine, il rapporto sottolinea l’importanza della cooperazione interregionale con Marche, Lazio, Toscana e Abruzzo, soprattutto in ambiti come innovazione, turismo, gestione del rischio climatico e resilienza sismica.

Il messaggio centrale è chiaro: l’Umbria possiede asset di grande valore – qualità della vita, capitale culturale, energia rinnovabile, coesione sociale – ma per superare la stagnazione deve investire in connettività, innovazione, infrastrutture e resilienza climatica. Solo integrando sviluppo economico, sostenibilità e benessere potrà rafforzare la propria attrattività nel lungo periodo.

https://www.oecd.org/en/publications/rethinking-regional-attractiveness-in-the-italian-region-of-umbria_b6bd86d1-en.html